Reportage #01

Gennaio 2014.

Sono nel Sarcidano. A Isili. A Natale mi hanno regalato un libro sul Museo per l’arte del tappeto e così appena ho potuto sono corsa a visitarlo. Le immagini non tradiscono; è tutto curato nel dettaglio e i tappeti mostrati mi parlano di una Sardegna ricca e laboriosa, che vorrei ritrovare prima o poi. Trovo anche esemplari nuovi, sperimentazioni in lana e rame e questo mi fa capire che c’è voglia di andare avanti. Ho ancora un pomeriggio da trascorrere qui e sull’agenda ho un nome, un indirizzo. Sono qui anche per acquistare qualche pezzo importante per il mio negozio. E soprattutto sono curiosa di vedere che lavoro c’è dietro.

Mi attendono in una zona vecchia del paese, viuzze strette e muri sgretolati, affascinanti.

Il laboratorio è molto luminoso, alle pareti qualche pezzo tessuto e mai venduto, forse sono dei campioni. La tessitrice è al lavoro, seduta davanti al telaio di legno; è immenso in confronto a lei. E’ da sola e mi domando come possa “battere” quella barra così grande. La passione è l’unica forza che ha.

Sta realizzando un tappeto sui toni del verde, dell’ocra e del bordeaux. Mi colpisce.

Si intravedono uccelli dalla coda lunga, quasi uno strascico e poi delle piante, maestose. Ogni tanto in bordeaux si nota una colombella. Ma è difficile capirlo ad una prima lettura visto che si lavora al rovescio.

Lana e cotone si uniscono per dare vita a un manto preziosissimo. Dai disegni che vedo capisco che la tessitura di quei luoghi ha subito la contaminazione barocca, rinascimentale, forse anche orientale.

Dando un’occhiata al laboratorio scorgo dei secchi di legno, contenenti acqua colorata. E capisco… I fili di lana e cotone vengono tinti con le erbe della macchia mediterranea. Su un tavolo trovo un barattolo colmo di castagne e noci. Daranno vita a fili gialli, marroni e grigio tortora.

Tutto sa di vero.

Mi innamoro di un tappeto arrotolato dentro un baule. Sta benissimo in qualunque ambiente. Eccolo per voi.

 

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